mercoledì 11 dicembre 2019

The Last Unicorns




What sort of beasts are the following:

  • dragons
  • unicorns
  • hippogriphs

Can you describe them? 






 

Useful words: skaly lizard, snake, winged, breathing fire, horse, long retorted horn, eagle, front-half, hind-half

In what sort of narrative can you find them?












THE LAST UNICORNS

EDWARD D. HOCH




Marc Chagal - Pioggia - 1911




The rain was still falling by the time he reached the little wooden shack (1) that stood in the center of the green, fertile valley. He opened his cloak for an instant to knock at the door, not really expecting a reply. But it opened, pulled over the roughness of the rock floor by great hairy hands. "Come in", a voice commanded him. "Hurry! Before this rain floods me out".
"Thank you", the traveler said, removing the soggy (2) garment that covered him and squeezing out some of the water. "It's good to find a dry place. l've come a long way". "Not many people are about in this weather", the man told him, pulling at his beard with a quick, nervous gesture. "I came looking for you". "For me ? What is your name?" "You can call me Shem. I come from beyond the mountains".

La pioggia continuava a cadere implacabile quando il viandante giunse alla piccola capanna di legno situata al centro di una fertile vallata verde. Aprì il mantello giusto il tempo di bussare alla porta, senza veramente aspettarsi una risposta. Quella, invece, si aprì, spinta sul ruvido pavimento di pietra da una grossa mano pelosa. “Entra,” gli ordinò una voce. “Sbrigati! Prima che questa pioggia mi porti via.”
Grazie,” disse il viandante, togliendosi l’indumento fradicio che lo ricopriva e strizzandone via un po’ d’acqua. “E’ un sollievo trovare un posto dove stare all’asciutto. E’ tanto che cammino.”
Non c’è molta gente in giro con questo tempo,” gli disse l’uomo, tormentandosi la barba nervosamente. “Sono venuto a cercala.”
Cercare me? Come si chiama?”
Può chiamarmi Shem. Vengo da oltre le montagne.”


mercoledì 20 marzo 2019

A Lot to Learn



PRE-READING ACTIVITIES
Read the first six lines and guess
a. what the Materializer is;
b. who Ned Quinn is;
c. what Ned Quinn is going to do.


A LOT TO LEARN

R. T. KUROSAKA

The Materializer was completed. Ned Quinn stood back, wiped his hands, and admired the huge bank of dials, lights and switches. Several years and many fortunes had gone into this project. Finally it was ready. Ned placed the metal skullcap on his head and plugged the wires into the control panel.

Il Materializzatore era finito. Ned Quinn arretrò, si pulì le mani e ammirò l’enorme banco di quadranti, luci e interruttori. Diversi anni e molte fortune erano stati riversati in quel progetto. Finalmente era pronto. Ned si piazzò in testa l’elmetto di metallo e inserì i fili nel pannello di controllo.

sabato 9 marzo 2019

Those Three Wishes





Judith Gorog(1938– ) has been traveling all her life. Born in Wisconsin, she has lived in many parts of the United States and also in Germany and Italy. She has travelled far and wide—to Peru, Japan, Europe, and Indonesia. All along the way, Judith wrote stories. She says, “I have always written, and began to write stories for children when I was a child, making up stories and plays and rewriting the Greek myths with myself taming Pegasus.”





You are about to read a short story called “Those Three Wishes.” In what kind of narrative do you generally find someone who makes “three wishes”?

Think about what you might wish for if you were granted three wishes:


  I Wish I had/were...

1.






2.





3.















While reading paragraphs 1-3, try to understand the character of the protagonist. Underline the positive aspects and circle the negative:

What aspect of her character is highlighted in paragraph 2?
Why is she nicknamed “Melinda Malice”?
Why never in her face?
How do you explain the fact she is always ‘included’?
Would you like to be her friend?




Those three Wishes


by Judith Gorog







1. No one ever said that Melinda Alice was nice. That wasn’t the word used. No, she was clever, even witty. She was called—never to her face, however—Melinda Malice. Melinda Alice was clever and cruel. Her mother, when she thought about it at all, hoped Melinda would grow out of it. To her father, Melinda’s very good grades mattered 

giovedì 2 agosto 2018

Peter Klaus



Dolce dormir...





Peter Klaus, il guardiano di capre (Peter Klaus, der Ziegenhirt) è il racconto a cui Washington Irving si ispirò per scrivere Rip Van Wikle. La storia appartiene al folklore tedesco e fu raccolta e trascritta da Johann Karl Christoph Nachtigal (1753 – 1819) meglio conosciuto con lo pseudonimo di Otmar. Teologo protestante e filologo, sulla scia dei più famosi fratelli Grimm, si dedicò al recupero delle storie della tradizione tedesca. Nel 1800 pubblicò Volke-Sagen e nella prefazione precisa che “… non sono effusioni dell'immaginazione... Esse sono storie vere raccolte fra la gente con estrema cura, dal momento che stavano velocemente cadendo nell'oblio e qui vengono narrate con un linguaggio il più semplice e fedele possibile.”

 
La vicenda racconta l'incredibile avventura di un guardiano di capre, che per recuperare una capretta smarrita, si inoltra in una gola di montagna dove incontra dodici misteriosi e silenziosi cavalieri che giocano a bocce e bevono buon vino. A Peter viene ordinato di rimettere in piedi i birilli e lui, per rinfrancarsi dalla fatica, incomincia a bere vino fino ad addormentarsi. Quando si sveglia ritorna al suo villaggio per scoprire che sono trascorsi venti anni ed è ormai un vecchio. I suoi concittadini, dopo l'iniziale stupore, lo accolgono calorosamente.

La mia traduzione dall'inglese si basa sulla traduzione dal tedesco di Thomas Roscoe, TheGerman Romances, Londra 1837, in 4 volumi.



 

Peter Klaus, il guardiano di capre
di
Johann Karl Christoph Nachtigal, alias Otmar



Nel villaggio di Littendorf1, ai piedi di una montagna, viveva Peter Klaus, un guardiano di capre che pascolava le sue greggi sulle colline del Kyffhäuser2. Verso sera era solito lasciargli brucare l'erba in un prato circondato da un vecchio muro, da dove poteva passare in rassegna tutto il gregge.
Aveva notato che, per alcuni giorni, una delle sue capre più belle, quando arrivavano in questo luogo, spariva, e non tornava fino a notte tarda. 




Controllò l'animale più attentamente e, alla lunga, lo vide scivolare attraverso una spaccatura nel muro. Lo seguì e lo trovò in una caverna, intento a mangiare allegramente semi di avena che cadevano uno ad uno dal soffitto. Guardò in alto, e scosse la testa nel vedere quella pioggia di avena ma, nonostante i suoi sforzi, non riuscì a scoprire niente altro. Da dove diavolo poteva venire? Dopo un po', sentì venire da sopra il nitrito e il calpestio di alcuni focosi cavalli e concluse che quell'avena doveva essere caduta dalle loro mangiatoie.

giovedì 18 gennaio 2018

Il sarto di Gloucester








Beatrix Potter (1866 –1943) è considerata la più famosa autrice e illustratrice di libri per bambini del secolo scorso. Le storie di Peter Coniglio e dei suoi amici sono state tradotte in moltissime lingue, tra cui perfino il latino, e ristampate più di cento volte nell'arco degli ottanta anni circa trascorsi dalla prima pubblicazione.
Il Sarto di Gloucester” (TheTailor of Gloucester) era, tra quelli da lei scritti, il libro che preferiva. Ascoltò per la prima volta la storia vera su cui il racconto si basa, durante una visita a sua cugina, Caroline Hutton, la quale viveva proprio nelle vicinanze di Gloucester.
Il racconto si ispira ad una vicenda accaduta davvero ad un sarto che, lasciato il lavoro incompiuto il venerdì, lo aveva poi trovato pronto il lunedì a parte un’asola su cui era stato appuntato un bigliettino con la scritta 'è finito il filo.'
Il sarto cercò di sfruttare la vicenda per fare pubblicità al suo negozio, dove gli abiti 'erano cuciti dalle fate.' Nella realtà il lavoro era stato completato dai suoi aiutanti. 
Per Beatrix Potter, che amava tanto gli animali da farne gli eroi delle sue fiabe, fu naturale sostituire le fate con 'topolini marroni,' e immaginare che nella vigilia di Natale agli animali venisse concesso di poter parlare e che i topolini cucissero al ritmo di allegre filastrocche appartenenti al folklore inglese.
La fiaba fu scritta nel 1901, come strenna natalizia per la piccola Freda, la figlia della sua governante Annie Carter, e poi pubblicato nel 1903, arricchita da splendide illustrazioni nel tipico stile della Potter.
 

Curisità:
Oggi la casa del sarto è diventata un museo dedicato a Beatrix Potter, dove è possibile acquistare souvenir ispirati ai suoi personaggi.





Il sarto di Gloucester

di

BEATRIX POTTER

Autrice de "Il racconto di Peter Rconiglio," etc
1903


M’accollerò, costi quello che costi,
la spesa d’uno specchio.
(Riccardo III, atto 1, scena 2)









Cara Freda,
siccome adori le fiabe e sei stata male, ne ho scritta una solo per te – una storia nuova che nessuno ha mai letto.
E la cosa più strana è che l'ho ascoltata nel Gloucesteshire, ed è vera, almeno per quel che riguarda il sarto, il panciotto ed
E' finito il filo”
Natale, 1901







Al tempo delle spade e delle parrucche e delle lunghe giacche dai grandi risvolti fiorati - quando gli uomini indossavano gale e panciotti di seta e taffettà orlati di pizzo dorato – nella città di Gloucester viveva un sarto.
Dalle prime luci dell'alba fino a sera sedeva a gambe incrociate su di un tavolo vicino alla finestra di un negozietto a Westgate street.
E finché c'era luce, cuciva e tagliava tutto il giorno, mettendo insieme i pezzi di lucida seta e broccato e pompadour; le stoffe avevano strani nomi, e costavano tanto ai tempi del sarto di Gloucester.

Ma sebbene cucisse la seta più fine per i suoi concittadini, lui invece era tanto, tanto povero – un ometto occhialuto, con il viso sparuto, vecchie dita rattrappite, e poveri abiti logori.
Tagliava le giacche senza sprecare niente, seguendo il disegno dei suoi tessuti ricamati; gli avanzi erano ridotti al minimo e i ritagli sparsi sul tavolo erano “Troppo piccoli per farci qualcosa, se non panciotti per i topi,” diceva il sarto.

giovedì 28 dicembre 2017

Childe Rowland






La prima fiaba che vi presento è la storia di "Childe Rowland," un giovane valoroso che dopo molte peripezie libera la sorella dalle grinfie del crudele re degli elfi, riuscendo là dove i suoi due fratelli maggiori avevano fallito. La sua versione più popolare, che è quella che vi propongo, fu scritta dallo studioso di cultura e letteratura popolare Joseph Jacobs nella raccolta intitolata English Fairy Tales, pubblicata nel 1890.

La storia deriva da un'antica ballata scozzese, e questo spiega l'alternarsi di versi e prosa nella versione scritta. Altri elementi che testimoniano la sua appartenenza alla tradizione orale sono le ripetizioni di parole, per indicare il passaggio del tempo o la distanza, o di intere frasi per connotare situazioni e personaggi.

La ballata originale era così conosciuta che lo stesso Shakespeare la cita in una delle sue tragedie più conosciute: King Lear (atto 3, scena 4 - 1606), e già nel 1855 il poeta romantico Browning si era ispirato ad essa per comporre il suo poema "Childe Roland to the Dark Tower Came," che a sua volta ha ispirato il ciclo di romanzi di Sephen King intitolato appunto Dark Tower.









Childe Rowland









CHILDE Rowland con i fratelli gemelli

A palla stava giocando,

E c'era anche Burd1 Ellen, la bella sorella

Che in mezzo a loro stava correndo.


CHILDE Rowland diede un calcio alla palla
E col ginoccho la fece rimbalzare,
E alla fine tuffandosi in mezzo ai fratelli
Sopra la chiesa la fece volare.


Burd Ellen corse intorno alla chiesa
Per cercare la palla smarrita
Ma a lungo essi l'attesero, per tanto tempo,
Ma la sorella sembrava sparita.

Andarono a cercarla in ogniddove
La cercarono a est e ovest, in su e giù,
E i loro cuori erano colmi di dolore,
Perché Burd Ellen non ritrovarono mai più.


Così alla fine il fratello maggiore andò dal mago Merlino2 e gli raccontò il caso, e gli chese se sapesse dove fosse Burd Ellen. “La bella Burd Ellen,” disse il mago Merlino, “deve essere stata rapita dalle fate, perché ha corso intorno alla chiesa nel verso sbagliato3 – quello opposto al corso del sole. Adesso si trova nella Torre Nera, del re di Elfland, solo il più coraggioso cavaliere della cristianità potrebbe riportarla a casa.”
Se è possibile riportarla a casa,” disse il fratello, “lo farò, o morirò nel tentativo.”
Possibile è possibile,” disse il mago Mrlino, “ma guai all'uomo o al figlio di mamma che ci vuol provare se prima non gli viene insegnato quello che deve fare.”
Il fratello maggiore di Burd Ellen non era tipo di rinunciare, per paura del pericolo, a tentare di riportarla a casa, così pregò mago Merlino di dirgli quello che doveva fare e quello che non doveva fare quando sarebbe andato a cercare sua sorella. E dopo aver appreso e ripetuto la sua lezione, partì alla volta di Elfland.

Ma lunga fu l'attesa, tanto tempo passò,
Nel dubbio e in grande sofferenza,
Ma il dolore i cuori dei frtelli squassò,
Perché il maggiore a casa non ritorna.

Il secondo fratello era sempre più stanco di aspettare e andò dal mago Merlino e gli chiese le stesse cose dell'altro fratello. Così partì alla ricerca di Burd Ellen.

Ma lunga fu l'attesa, tanto tempo passò,
Nel dubbio e in grande sofferenza,
E il dolore il cuore della madre e del fratello squassò,
Perché lui a casa non ritorna.

E dopo che ebbero atteso e atteso ancora per un bel pezzo, Childe Rowland4, il più giovane dei fratelli di Burd Ellen, decise di partire e si presentò da sua madre, la buona reggina, per chiederle lasciarlo andare. Ma dapprincipio lei non acconsentì, perché quello era l'ultimo e il più caro dei suoi figli, e se avesse perso lui, avrebbe perso tutto. Ma lui pregò e pregò, finché alla fine la buona reggina lo lasciò andare e gli diede la valorosa spada5 del padre che non aveva mai colpito invano, e gliela legò in vita e recitò l'incantesimo che gli avrebbe dato la vittoria.



Così Childe Rowland disse addio alla buona reggina, sua madre, e andò alla caverna del mago Merlino. “Ancora una volta, e una volta soltanto,” disse al mago, “dimmi come un uomo o un figlio di mamma possa liberare Burd Ellen e i suoi fratelli gemelli.”

Ebbene, figlio mio,” disse il mago Merlino, “sono solo due cose, semplici possono apparire, ma difficili da compiere essse sono. Una cosa si deve fare e una cosa non si deve fare. E la cosa da fare è questa: quando sei arrivato nella terra delle fate, chiunque parli con te, prima che tu incontri Burd Ellen, brandisci la spada di tuo padre e tagliagli la testa6. E questo è quello che non devi fare: non mangiare nemmeno una briciola e non bere nemmeno una goccia, per quanto tu possa avere fame o sete; bevi una goccia o mangia una briciola mentre sei ad Elfland, e non rivedrai mai più la terra di mezzo7.” 


 
Così Childe Rowland ripetè quelle due cose tante volta finché non le ebbe imparate a memoria, poi ringraziò il mago Merlino e se ne andò per la sua strada. E camminò, camminò e camminò ancora, finché incontrò il guardiano dei cavalli del re di Elfalnd che stava pascolando i suoi cavalli. Li riconobbe dai loro occhi di fuoco e capì che era finalmente arrivato nel paese delle fate. “Potresti dirmi,” chiese Childe Roland al guardiano dei cavalli, “dov'è la Torre Nera del re di Elfland?” “Non poso dirtelo,” rispose il guardiano dei cavalli, “ma vai un po' più avanti e incontrerai il guardiano delle vacche e lui, forse, te lo potrà dire.”

Allora, senza aggiungere una parola, Childe Rowland sguainò la sua valorosa spada che non colpiva mai in vano, e la testa del guardiano di cavalli cadde giù, e Childe Rowland proseguì per la sua strada finché arrivò dal guardiano delle vacche e gli fece la stessa domanda. “Non posso dirtelo,” gli rispose, “ma vai un po' più avanti e incontrerai la guardiana delle galline, e lei di sicuro lo sa.” Allora Childe Rowland, tirò fuori la sua valorosa spada che non colpiva mai in vano, e la testa del guardiano delle vacche cadde giù. 

  

E proseguì ancora un po' finché arrivò da una vecchia con un mantello grigio e le chiese se sapesse dove era la Torre Nera del re di Elfland. “Và avanti ancora un po',” disse la guardiana delle galline, “finché arrivi ad una collina verde e rotonda, circondata da anelli di terrazze, da cima a fondo8, giragli intorno tre volte nel verso opposto a quello del sole, e ripeti ogni volta:



Apriti, porta! Apriti, porta!

E lasciami entrare,”



e la terza volta la porta si aprirà, e tu potrai entrare.” E Childe Rowland stava per andarsene, quando si ricordò ciò che doveva fare, così tirò fuori la sua valorosa spada che non colpiva mai in vano, e la testa della guardiana delle galline cadde giù.


Allora camminò, camminò e camminò finchè arrivò alla collina verde e rotonda circondata da anelli di terrazze, da cima a fondo, e gli girò intorno tre volte, nel verso opposto a quello del sole, ripetendo ogni volta:



Apriti, porta! Apriti, porta!

E lasciami entrare.”



E la terza volta la porta si aprì, e lui entrò, e la porta si chiuse di scatto e Childe Rowland rimase al buio.






Non era esattamente buio, ma una specie di crepuscolo o penombra. Non c'erano nè finestre nè candele e il giovane Rowland non riusciva a capire da dove arrivasse quella luce crepuscolare, se non attraverso le pareti o il soffitto. Questi erano formati da archi irregolari fatti di roccia trasparente, incrostati di cristalli di mica e spato, e altre pietre luccicanti. Ma nonostante la roccia, l'aria era tiepida, come sempre ad Elfland. Così attraversò quel corridoio finché arrivò a due porte pieghevoli, grandi e alte, che erano socchiuse. E quando le aprì, gli si presentò davanti agli occhi uno spettacolo meraviglioso e senza pari. Una sala grande e spaziosa, così grande che sembrava essere lunga e larga quanto quella stessa collina verde. Il soffitto era sostenuto da cinque pilastri, così grandi e alti, che i pilastri di una cattedrale erano niente al confronto. Erano d'oro e d'argento, tutti intarsiati, e fra l'uno e l'altro e intorno a ciascuno c'erano corone di fiori fatte, indovinate di che? Ebbene, di diamanti e smeraldi, e ogni specie di pietre preziose. E le stesse chiavi di volta degli archi avevano per ornamento grappoli di diamanti e rubini e perle e altre pietre preziose. E tutti questi archi si incontravano nel centro del soffitto e proprio lì, appesa ad una catena d'oro, ecco un'immensa lampda ricavata da una grande perla scavata e perfettamente trasparente. E nel mezzo di quella lampada c'era un enorme carbonchio, che continuava aruotare intorno a sé, ed era proprio questo che con i suoi raggi illuminava l'intera sala, e sembrava che lì dentro stesse splendendo il sole al tramonto.

La sala era arredata in modo altrettanto magnifico, e ad una estremità c'era uno splendido divano di velluto, seta e oro e lì era seduta Burd Ellen, che pettinava i suoi capelli d'oro con un pettine d'argento. E quando vide Childe Rowland si alzò in piedi e disse:


Che Dio abbia pietà di te, povero sciocco infelice,
Cosa ci fai qui?


Ascoltami, mio giovane fratello,
Perché non sei rimasto a casa?
Anche se tu avessi centomila vite
Non potresti salvarne una.


Ma siediti; ma sciagura, oh, sciagura, Il giorno che sei nato,
Perché quando arriverà il re di Elfland,
la tua sorte sarà segnata.”



Così sedettero insieme e Childe Rowland le raccontò tutto quello che aveva fatto e lei gli raccontò come gli altri due fratelli avessero raggiunto la Torre Nera e fossero caduti vittime degli incantesimi del re degli elfi e giacevano lì dntro come morti. E dopo che ebbero parlato ancora un po' Childe Rowland iniziò ad aver fame a causa del suo lungo viaggio e disse a sua sorella Burd Ellen quanto fosse affamato e chiese del cibo, dimenticando completamente gli ammonimenti di mago Merlino.

Burd Ellen fissò tristemente Childe Rowland e scosse la testa, ma era sotto incantesimo e non poté metterlo in guardia. Così si alzò, uscì e ritornò immediatamente con una scodella d'oro piena di latte e pane.



Childe Rowland stava per portala alle labbra, quando guardò la sorella e ricordò perché aveva fatto tutta quella strada. Così buttò a terra la scodella e disse: “Niente berrò e niente mangerò finché Burd Ellen libera non sarà.”

Proprio in quel momento udirono un rumore di passi e una voce che gridava:



Fe, fi, fo, fum,

Sento odore di sangue cristiano,

Vivo o morto, con il mio brando,

Il suo cervello dalla testa farò volare lontano9.



E poi le porte pieghevoli della sala si spalancarono e il re di Elfland si precipitò dentro. “Colpisci, demone, se ne ne hai il coraggio,” gridò Childe Rowland e gli corse incontro con la sua valorosa spada che fino ad allora non aveva mai fallito. I due combatterono, combatterono e combatterono, finché Childe Rowland sconfisse il re di Elfland, e lo costrinse ad inginocchiarsi e a chiedere pietà. 


Te lo prometto,” disse Childe Roland, “libera mia sorella dai tuoi incantesimi, restituisci alla vita i miei fratelli e lasciaci andare tutti via, e io ti risparmierò.” “Va bene,” disse il re degli elfi, e dopo essersi alzato si avvicinò ad una cassapanca da cui prese una fiala piena di un liuuido rosso sangue. Con quello unse le orecchie, le palpebre, le narici, le labbra e la punta delle dita dei due fratelli che immediatamente ritornarono in vita e affermarono che le loro anime erano volate via ma ora erano ritornate. Il re degli elfi disse alcune parole a Burd Ellen e quella fu liberata dall'incantesimo, poi tutti e quattro uscirono dalla sala, attraversarono il passaggio e voltarono le spalle alla Torre Nera per non tornarvi mai più. Così arrivarono a casa e la buona regina madre e Burd Ellen non andarono mai più intorno alla chiesa nel verso sbagliato.

 FINE
                                        


    


   1 Burd: possibili etimologie Bird, Beird, Brid, Burd = giovane nobile o damigella (An Ethmological Dictionary of the Scottish Language – a cura di Jhon Jamieson, 1808).
    2 Il riferimento a mago Merlino ha fatto pensare ad una sorta di spin-off del ciclo arturiano, altri critici pensano che il riferimento a Merlino sia una sorta di onomatopea, essendo Merlino il mago per eccellenza.
    3 In originale: "widershins" = opposto al corso del sole. Nella tradizione    popolare si crede che i demoni si accostino al diavolo 'widdersins,' termine che perciò viene considerato foriero di malasorte.
     4 Il termine 'chlde' indicava un giovane di nobili origini.

     5 La spada infallibile fa pensare a Excalibur, la mitica spada di Artù e la buona reggina alla sua sposa Ginevra.

    6  L'ammonimento di Merlino si giustifica con la necessità di tenere segreto l'arrivo di Rowland nella terra delle fate.

     7 La proibizione di dividere il cibo con gli abitanti del regno dei morti ricorda miti molto più antichi, come quello di Proserpina, divinità dell'antica Grecia, che fu rapita dal dio degli inferi, Plutone, e fu costretta e rimanere con lui per sei mesi all'anno proprio per aver mangiato sei semi di melograno che il dio le aveva offerto. Questo mito serviva a spiegare l'alternanza delle stagioni: quando la dea dimorava agli inferi, infatti, la terra era spoglia, quando ritornava in superficie, la natura rifioriva. 
    La terra di mezzo è quella abitata dagli umani, a metà tra cielo e inferno

    8 La donna sta descrivendo quella che dovrebbe essere una tomba neolitica detta 'passage tomb' o tomba a corridoio, tipiche dell'Europa preistorica. In Scozia ed Irlanda vi sono mirabili ritrovamenti archeologici risalenti al 3000 avanti Cristo, ad opera di popolazioni pre-celtiche. Queste tombe consistono in un lungo corridoio, o passaggio, che conduce ad una o più camere sepolcrali e venivano poi ricoperte di terra fino a formare delle caratteristiche collinette. Che Elfland sia sotto una di queste colline, è un elemento tipico della mitologia celtica.

    9  Fi Fi Fo Fum: Shakespeare cita la ballata scozzese nel King Lear-- Lo stesso ritornello    compare anche nella più conosciuta fiaba di “Jack e la pianta di faggiolo.”
Child Rowland to the dark tower came;
His word was still
Fie, foh, and fum!
I smell the blood of a British man.